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Bavopenning voor don Agostino Ferrario

bij de veertigste verjaardag van zijn priesterwijding

overweging_preek - gepubliceerd: maandag, 24 december 2012
met don Agostino, de oorkonde en de onderscheiding
met don Agostino, de oorkonde en de onderscheiding

Op de vierde zondag van de advent is in de basiliek van de Sacro Monte bij Varese de Bavopenning uitgereikt aan don Agostino Ferrario, die de veertigste verjaardag van zijn priester­wij­ding vierde. De priester die aan de Maria-bede­vaart­plaats van de Sacro Monte ver­bonden is, steunt - geholpen door een groep weldoeners - al ruim vijfentwintig jaar de Kerk in Neder­land, in het bijzonder in het bisdom Haarlem-Amsterdam.

Zo heeft hij het seminarie De Tiltenberg voorzien van alle paramenten (gewaden) die voor de liturgie nodig zijn, zo dat er ook bij grote concelebraties voldoende kazuifels zijn. Ook de kathedraal, het bisschopshuis en het heiligdom van Onze Lieve Vrouw ter Nood heeft hij op deze wijze geholpen. De onderscheiding werd door mij uitgereikt aan het einde van de heilige Mis die uit dank­baar­heid voor deze veertig jaren werd gevierd. Daarbij heb ik nogmaals de dank van het bisdom en de bisschop overgebracht. Tot mijn verrassing werd mij diezelfde dag de opbrengst van €1000,- als resultaat van een aktie ter hand gesteld, welk bedrag zal worden aangewend voor de stichting van het klooster van Bene­dic­ti­nes­sen wat - Deo volente - binnenkort in Aalsmeer zal worden voorbereid.

Tijdens de heilige Mis uit dank­baar­heid heb ik de onderstaande homilie gehouden (in Varese wordt gecelebreerd in de Ambrosiaanse ritus; daar heet deze zondag Zondag van de menswording oftewel van het goddelijk moeder­schap van de heilige maagd Maria. Het evangelie wat wordt gelezen is dat van de bood­schap van de engel Gabriel aan Maria, Lc. 1, 26-38a):

DOMENICA DELL’INCARNAZIONE O DELLA DIVINA MATERNITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA

Caro don Agostino, cari fratelli e sorelle, Tutto era preparato fin dall’inizio della sua vita con l’immaculata concezione: La Madre di Dio, Maria santissima, è stata preparata per poter accogliere con cuore indiviso il mesaggio dell’arcangelo Gabriele annunziando l’evento che sta per capovolgere tutto il destino del mondo: l’incarnazione del Figlio di Dio.

“Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e verra chiamato Figlio dell’Altissimo”.

Stiamo per celebrare la nascita di quel bambino che viene per salvarci, ma non lo facciamo senza pensare alla Madre, alla divina maternità della beata vergine Maria.

È lei che darà alla luce quel Figlio di Dio che ci da ogni bene, È lei che ci porta Gesù con tutta la Sua opera di salvezza.

E Maria non è uno strumento meramente passivo, ma collabora e da il suo consenso: “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola”.

E Maria ha ripetuto queste parole per tutta la sua vita; è rimasta sempre molto vicino al suo Figlio, che alla fine, sulla croce ha dato sua madre a tutti noi.

Così, Maria Santissima, il primo frutto della redenzione, è diventata anche la singolare cooperatrice del suo Figlio.

nell’opera della redenzione e la Madre della divina grazia.

Il Concilio Vaticano II, del quale abbiamo celebrato il 50º anniversario dell’inizio, ha accentuato proprio questi aspetti nel ottavo capitolo della Costituzione ‘Lumen Gentium’: Maria è la nuova Eva, la madre di tutti i viventi, perché Lei è stato così vicina al Figlio e all’opera della redenzione, allora e tutt’ora.

Quando San Francesco d’Assisi voleva dire qualcosa di estrema importanza, un consiglio, una parola, un monito ricevuto da Dio, usava dire: “Questo ti dico da Madre”, quasi per dire: con queste parole ti comunico Gesù.

Quest’espressione ci ricorda le parole di Gesù stesso: “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc.3,35).

In questo modo, tutti noi siamo madri di Gesù, quando con le nostre parole ed azioni diamo alla luce il Signore.

E questa è la vocazione di ognuno.

Cosa lasciamo trasparire: la rabbia o il perdono, la vendetta o il perdono, l’odio o la carità, la superbia o l’umiltà? Siamo chiamati a far nascere Gesù, mite, misercordioso, pieno di amore.

L’incarnazione non è finita a Natale.

Non è solo a Betlemme che nasce il Salvatore nelle nostre circostanze umane; in un certo senso nasce quando parliamo le Sue parole, quando viviamo la Sua vita.

Ma Egli stesso è veramente e sostanzialmente presente ogni volta che celebriamo la Santissima Eucarestia: allora il Signore viene in mezzo di noi, povero e nascosto sotte le specie del pane e del vino e ogni volta che viene battezzato un bambino o un adulto, ogni volta che scende su di noi la grazia della remissione dei nostri peccati nel sacramento della penitenza, ed ogni volta che riceviamo uno degli altri sacramenti, è presente il Signore, agisce il Redentore, nasce Gesù nel nostro cuore e opera in noi la Sua potenza con i frutti della redenzione.

La vita di un sacerdote è proprio dedicata a questo: a far nascere Gesù, veramente, sostanzialmente in un modo straordinario, nonostante le sue povere forze.

Proprio per questo, ogni sacerdote ha un legame specifico e straordinario che lo lega alla Madonna.

Il sacerdote è un uomo come tutti noi, con le sue disposizioni, i suoi talenti, con i suoi limiti e le sue debolezze.

Ma lo chiamiamo “padre” o “don” o “reverendo”? Non perchè il prete sia meglio degli altri, più bravo, più santo; tra i laici ci sono probabilmente persone più brave e sante di lui.

Ma il sacerdote è chiamato ed è stato ordinato per agire nella persona di Cristo, per comunicare la grazia della redenzione, per dare alla luce il Signore nella nostra vita, per far nascere Gesù nei nostri cuori.

Così per grazia, non per i suoi meriti, il sacerdote è stretto collaboratore all’opera della redenzione.

Il sacerdozio è un grande dono di Dio alla Chiesa, persino non c’è Chiesa senza sacerdote.

In questa domenica celebriamo allora con grande gioia il giubileo sacerdotale di don Agostino: il quarantesimo anniversario della sua ordinazione per tutti noi è un’ocasione festiva per ringraziare Dio che tramite don Agostino ha operato così tante grazie, nei sacramenti che ha amministrato, tramite le parole di conforto, di sostegno, di guida che ha parlato, con la sua fedele amicizia, il suo appoggio.

Solo Dio sa quanto bene ha fatto, solo Lui sa tutto.

Ringraziamo Dio per il dono del sacerdozio dato a don Agostino, per la sua amicizia, per il suo esempio.

L’Angelo Gabriele ha salutato Maria con queste parole: “Rallégrati, piena de grazia, il Signore è con te “ Maria fu molto turbato a queste parole e si domandava che senso avessero.

Non sapeva allora che il Signore l’aveva creata per diventare la Madre del Salvatore.

Lei non era cosciente di quella vocazione.

Tuttavia era preparata per quella strada fin dal primo momento della sua esistenza.

E le parole dell’angelo confermano Maria allo stesso tempo e danno grande fiducia: Il Signore è con te! Così in un certo senso capita anche a noi: non conosciamo in anticipo tutte le vicende della nostra vita e vocazione.

Ci sono sorprese, belle e difficili, inaspettate, ma il Signore ci conosce e ci ha preparato.

Egli conosce il destino della nostra vita e sa il perché e desidera instillare fiducia: Io sono con te, il Signore è con te.

Caro don Agostino, in un spirito di gratitudine, ti offriamo i nostri migliori auguri dopo 40 anni di sacerdozio: il Signore ti ha accompagnato fino a questo momento, mai ti ha abbandonato, neppure nei momenti più difficili, ha previsto tutto e sempre sei sotto la Sua guida e sotto la protezione di Maria santissima.

“Sono con te, tutti i giorni”.

“Ecco, la tua Madre” Amen.

Terug